Intervista a

Enrique Romero “EL MOLESTOSO”: La pietra nella scarpa del mondo salsero

di Evelyn Viana, traduzione a cura di Paola "Calleluna" Sampaolo




Articolo tratto dalla rivista Salseros, n. 4, dicembre 2007





Prologo del traduttore

Solo due giorni fa mi trovavo alla tavola di un bar tapas di Barcellona, vicino al mercato San Antoni, in compagnia di questo splendido “personaggio”, un uomo dalla lingua tagliente, estremamente intelligente e cinico, un esemplare perfetto della filosofia salsera, un bimbo mai cresciuto che ha sempre voglia di scherzare e di rendere la conversazione difficile.

Siamo amici. La nostra relazione, cominciata con poche semplici parole dura da più di un anno e si fonda sulla profonda stima che ho di lui e sulla simpatia che prova per me, donna italiana colta (a suo dire), curiosa, sarcastica, che ha tanto da imparare e che si lascia guidare per “las calles del Barrio”.

Un miscuglio di alcol, poesia, riferimenti letterari e filosofici procurarono, all’epoca, la scintilla che tutt’oggi vive nei miei occhi quando lo rivedo. Il pifferaio magico, mentre mi parlava dei suoi progetti in corso e di quelli futuri fu interrotto da una mia esclamazione: “Mi hanno chiesto di farti delle domande, diciamo un’intervista!”, immediatamente esplose in una risata trasbordante e contagiosa e mi rispose “è una perdita di tempo, guarda prendi questo, ho risposto già a molte domande, adesso a chiunque mi chiede un’intervista dico copiate questa...”.

Quella che segue dunque è la traduzione di un’intervista pubblicata da poco poichè il pigro “Molestoso” non aveva voglia di rispondere alle domande ma di consumare una cena (succulenta) in mia compagnia.
Inutile dire che sono innamorata di quest’uomo, che per me è un mito vivente, insopportabile e adorabile come un cucciolo.
Spero che da ciò che emergerà dalle seguenti pagine anche voi riusciate a cogliere l’aurea magica della quale è dotato. Adentro mulatos!
Paola Sampaolo

Combattivo, polemico, appassionato, ribelle, provocatore e amante della rumba e della salsa brava. Ammirato da alcuni, odiato da altri, però il suo estremo e congenito amore per la musica lo ha convertito in un profondo conoscitore della materia. Ricercatore, scrittore, produttore culturale e musicale, è autore del libro “salsa el orgullo del barrio”. Fondatore e direttore della rivista "El Manisero", direttore artistico della sala Antilla e direttore della rivista "Antilla news", la sua lingua è considerata una tra le più affilate del mondo salsero. Ci vorrebbe un esercito per zittirlo.

Enrique Romero arrivò a Barcellona nel febbraio 1981, allontanandosi dalla repressione politica in Colombia, dov’era direttore della rivista “Dossier Cultura y Sociedad Hoy”. Tra i vari impieghi fu anche Capo Stampa di Amnesty Internacional e lavorò nelle pagine latinoamericane di “El diario de Barcelona”, mentre parallelamente cominciò ad addentrarsi nei meandri della movida latina che cominciava a svilupparsi nella città al pricipio di quel decennio.
Conobbe “el Tabù” e “el Kennedy”in via Escudillers, quando il quartiere cinese era zona rossa. Il primo era frequentato da colombiani mentre il Kennedy da peruviani e nessuno poteva andare al locale dell’altro. Era un “ghetto guapo” secondo Enrique, dove si andava solo a ballare buona musica e dove si riunivano latinoamericani, studenti e pochissimi spagnoli che avevano in comune l’affetto per la salsa.

Le prime lezioni: Nel suo viaggio nel tempo Romero ricordò Manuel “El Pato”, che secondo il nostro intervistato fu il primo che cominciò ad insegnare Salsa (salsa I e salsa II, come all’università) nella sala Karma di Plaza Real. El pato non si distingueva per la sua eleganza nel ballo ma di certo per essere uno studioso dei ritmi caraibici di Cuba, Porto Rico e New York. Per Enrique Romero egli fu un personaggio importante che non esercitava l’insegnamento come un lavoro ma come una passione e insegnava prima di tutto a distinguere i ritmi.

Il risveglio della movida latina a Barcellona: Romero ricorda come nel 1984 già Abili Roma, altro pioniere della salsa in città, iniziava a programmare concerti e festival, aprendo sale da ballo e creando ambiente, come nel programma “Sabor y Salsa” nella Sala Cibeles.
Tra il 1986 e il 1990 comincia il vero boom con l’apertura di locali come la sala di salsa Bikini, Sabor Cubano, Salsa Latina, Sahoco, Caramba, El Bohio, Antilla, Mojito, Raices ecc.

Sommerso da quel mondo Romero volle essere continuo nella sua passione e decise di fondare la rivista “El Manisero” un elemento chiave nella sua vita personale e professionale come lui stesso ci spiegherà qui di seguito.

L’intervista:

Enrique Romero è un salsero armato che creò la sua rivoluzione sotto il motto “Salsa y placer hasta vencer”, e da subito vi avverto che la rivista Salseros non si fa responsabile delle opinioni emergenti da questa intervista. Quelli che non lo conoscono di sicuro scopriranno immediatamente perchè si è guadagnato il suo famoso soprannome.

D: “El Molestoso”, te lo sei messo da solo o te l’hanno messo?

R: Me lo sono messo io perchè è questo che dicevano i Dj’s quando mi vedevano: “ Ya llegò este a molestar”. Anche la gente con la quale parlavo di salsa diceva che io ero molesto e siccome mi piace moltissimo Eddie Palmieri, mi misi questo soprannome come omaggio al suo pezzo “El Molestoso” e anche per prendere in giro quelli che non sopportano il mio stile.

D: E’ una mia impressione o cerchi sempre di andare controcorrente o di contrariare?

R: No, assolutamente. Non c’è niente che mi piaccia di più di coincidere con i gusti della gente, con le loro opinioni. Però disgraziatamente mi ritrovo con persone con le quali non sono d’accordo, soprattutto sulla salsa. In questo mondo ci sono molti opportunisti, molti truffatori, ballerini, professori, dj’s, padroni di locali truffaldini e questo mi innervosisce e glielo dico. C’è una convinzione errata dei latini che credono di sapere più degli europei sulla musica, il ballo e molte altre cose per il semplice fatto che vengono da lì. Allora quando ho l’occasione non sto zitto e lo dico alla gente. Il mio problema è che non posso frenarmi e mi piace vedere le cose come sono e non come dovrebbero essere.

D: Da quanto esiste l’idillio con la salsa?

R: Da quando sono nato, la mia famiglia era una appassionata di musica e gli piaceva quella cubana ed il tango. Arrivai a Barcellona lavorando nel giornalismo però con la testa nella salsa. Sono un rumbero 24 ore al giorno. Agli inizi degli anni ’80 andavo al Tabù ogni giorno, al Salsa Latina o all’Antilla e siccome mi piace la musica e la ricerca pensai di fare una rivista per approfittare della mia rumba, così fondai “El Manisero”.

D: Che cos’era il Manisero?

R: Era un progetto sviluppato con amici appassionati per la musica latina a Barcellona che appoggiarono quell’idea di realizzare una rivista che si faceva con un buon criterio, una linea giornalistica netta, ortodossa. Non facevamo reportage, l’informazione non si poteva comprare e nemmeno le recensioni di concerti o dischi. Quella era l’impronta editoriale ed ero io a deciderlo. Il produttore Ralph Mercado mi disse in una riunione che mi dava un milione di pesetas per mettere in copertina Jerry Rivera e ci prendemmo il lusso di dirgli di no, poichè lui non aveva abbastanza soldi per comprare la nostra copertina.
Oppure nella rivista il Caribe Mix poteva acquistare uno spazio pubblicitario e poi usciva un articolo che il Caribe Mix era una schifezza, cosa che non succede in nessun giornale del mondo. Per questo la rivista era molto rispettata.

D: Perchè si concluse il progetto nonostante avesse tanto successo?

R: La rivista pubblicò dal 1993 al 1995 e vi scrissero le firme più importanti della musica latina nel mondo. Ci arrivavano pagine di giornali di Israele, Francia, Germania e Inghilterra e molte lettere di persone che volevano abbonarsi, comprarla o promuoverla. Ebbe molto successo però creammo una società con persone del “mondo latino” e non tutti i soci erano onesti, dinanzi a ciò decisi di chiuderla.

D: E dall’essere un letterario come sei passato ad altri campi?

R: Proprio con quella tappa iniziai a fare un lavoro e ad avere uno stile di vita che mi piaceva: la musica. Il Manisero si convertì nel trampolino di lancio verso altre cose. A cominciare da lì mi contrattò la casa discografica Better Music come direttore di “Musica del Sol” la collezione più provocante e divertente della musica latina mai realizzata, con quasi 150 dischi di Cuba, Porto Rico, Venezuela, New York... e antologie di grandi musicisti dagli anni ’40 fino agli ’80. Grazie al Manisero mi contrattò la Celeste editore di Madrid nel 1999 per affidarmi la realizzazione del libro “Salsa el orgullo del Barrio”. Inoltre, quando finì con la rivista mi ritrovai vincolato a tutti i progetti che hanno a che vedere con la salsa e la musica latina: Antilla, la rivista Antilla News (fondata da Abili Roma), scrivo per il Centro Virtual Cervantes dell’Istituto Cervantes, organizzo festival...ecc.

D: E sei anche un uomo di Radio...

R: Proprio grazie al Manisero mi chiamarono nel 1997 per fare il programma radiofonico Picadillo specializzato nella musica latina che da allora si trasmette ogni sabato su Radio Ciutat de Badalona (94,4 FM) e dirigo/ presento dalle 16 alle 18. Conobbi anche Alejandra Fierro, che venne espressamente da Madrid per la presentazione della rivista e quando decise di creare Radio Gladys Palmera io le organizzai delle cose e lavorai con loro un paio d’anni.

D: Che cos’é LATINCOOLTURE?

R: Questa è, diciamo, la mia agenzia, il mio nome professionale. E’ un concetto composto, Latino e COOL. Mi piace lavorare con progetti che siano freschi, moderni e che allo stesso tempo rispettino la musica e la qualità. E’ un’impresa produttrice di eventi latini nella quale esercito come promotore pubblicitario, produttore di eventi e consulente. Inoltre produco il mio programma in radio, sono consulente del festival del Tempo Latino in Francia, da 8 anni realizzo eventi come il tributo a Hector Lavoe o il festival “La alegria del Barrio de el Raval” del quale fui fondatore e poi lo cedetti alla Trifulca che sono quelli che lo organizzano adesso. E’ un festival di musica varia che ha al suo attivo 7 edizioni e che coinvolge tutto l’ambito culturale del Raval, si va dalla salsa alla musica araba e vi partecipano gli artisti, i bambini e le associazioni del quartiere. Questo è il tipo di evento che meglio rappresenta che cos’è quello facciamo con www.latincoolture.com.

D: Visto che ci parli del Barrio e parliamo di salsa, come nel tuo libro, che cos’è la salsa per Enrique Romero? Tenendo anche conto che molti non la considerano un genere musicale.

R: La salsa è un genere musicale come il Jazz, come il Flamenco e come loro si alimenta di diversi ritmi. Non è un ritmo come il son cubano o il vallenato. La salsa ha una propria specialità e quelli che dicono il contrario o non sanno o hanno altri interessi, però questo è dimostrabile. Il germe della salsa è il son cubano però tutti gli arrangiamenti e l’espressività sono personali: la salsa è quella che si svelò a New York come prodotto della fusione del jazz, del rock, del funky, con caratteristiche proprie che hanno dato vita al tutto, dal meglio al peggio.

D: Dimmi i 5 nomi più grandi della salsa secondo te e i loro maggiori apporti al movimento?

R: Cominciamo con Willie Colon e Hector Lavoe. Essi rappresentano la rottura con la tradizione cubana e sono quelli che danno le caratteristiche essenziali a quello che oggi è noto come salsa, gli attribuiscono il carattere urbano, la rivendicazione sociale, cantano al quartiere (barrio) e con questo creano i tratti identificativi della salsa vera, non il son cubano, parlo di salsa de verdad!
Eddie Palmieri e La Perfecta, rappresentano tutto quello che ho detto di Willie Colon e Lavoe però in modo sofisticato. Poi passiamo alla Fania come la sintesi di tutto il movimento salsero degli anni ’70, di tutti i grandi musicisti, e come l’orchestra che da una dimensione commerciale ed internazionale al genere.

D: Te ne mancano due...

R: Poi dobbiamo dedicare un piccolo spazio a quello che io chiamo i maledetti della salsa che sono la maggioranza dei gruppi di New York, Porto Rico, Venezuela, alcuni del Perù, che facevano una salsa più arrabbiata, più cattiva, più callejera, ma che non furono mai internazionali né famosi e non fecero mai tournée. L’Orquestra Narvàez, il Grupo Mango, Alfredito Linares e come loro centinaia di orchestre che non ebbero la gloria di Fania o di quei grandi nomi che alimentarono la base sociale della salsa.
Al quinto posto mi piacerebbe fare un omaggio ai ballerini, alla gente del quartiere che nei week-end si vestiva bene per andare a ballare nelle case o nelle discoteche e che si privavano di alcuni lussi per poter andare ad un concerto o comprarsi un disco di Ismael Miranda. Senza il Barrio, senza la massa sociale, la salsa non avrebbe senso.

D: Parlando di ballerini, perchè pensi che la salsa sta subendo una distorsione sul terreno del ballo?

R: La salsa si è distorta completamente con i famosi congressi di ballo. Primo perchè la gente balla senza tempo, senza “afinque”, le coreografie e i giri che fanno non corrispondono alla musica. E’ una salsa da esibizione, senz’anima, è come uno sport, e la salsa così come io la intendo è molto più appassionata. Diciamo che tutta questa situazione l’ha creata la moda del ballo e non ha conseguenze essenziali sulla vita della gente. Comunque può andare, questo movimento ha dato una dimensione ecologica e decente alla salsa, però si sta convertendo in un’aerobica pericolosa poiché ignora le sofferenze, le tragedie, l’allegria e la poesia che danno origine alla salsa e che continuano ad essere la sua essenza.
Qualcosa del genere si può vedere nel Film “Baila conmigo”, interpretata da Chayanne, anche se poi la sua musica, come quella di Marc Anthony, è una farsa.

D: Succede lo stesso anche in materia musicale?

R: Guarda, l’altra gravissima distorsione per la salsa è che la gente apprezza di più vedere un’esibizione di una coppia di ballerini che un’orchestra. La gente paga l’aereo, l’hotel, i corsi, però poi tu organizzi un concerto con una grande orchestra di New York, Cuba o Porto Rico, metti il biglietto a 30 euro e la gente si lamenta perchè gli sembra caro. In cambio spendono 300 o 500 euro in un evento dove le stelle sono ballerini. L’altro grande paradosso che si verifica è che attualmente ai congressi la gente balla con i migliori della musica latina, la salsa migliore e più dura mai realizzata, però il loro ballo non è duro, in cambio nelle salsoteche i salseri ballano con la peggiore musica, con quella più soft però ballano bene, ballano con stile. Si vede la contraddizione tra le esibizioni accompagnate dalla salsa brava (Lavoe, Barretto, Richie Ray...) che sono ballate con un ballo “light” e quelle nelle salsoteche dove la gente balla con bravura la salsa monga (stupida, sciocca) di Marc Anthony, Victor Manuelle o Gilberto Santa Rosa. Tutto ciò è curioso. Qui bisognerebbe fare uno scambio di dj’s, quelli dei congressi dovrebbero passare alle salsoteche e quelli delle salsoteche andare a... fare il pane, che comunque è un lavoro notturno.

D: Che pensi della movida salsera di Barcellona a confronto con quella di altre capitali del mondo?

R: La movida salsera di Barcellona così come si vive oggi è molto “light”. Non c’è nessun posto dove si possa ascoltare buona musica. Non ci sono dj’s con criterio, con carattere. C’è molta confusione su questo tema rispetto al tipo di musica e il modo di ballarla. Disgraziatamente lo stesso succede a Porto Rico, Cuba, New York e in tutte le capitali europee dove c’è la salsa. Gli unici posti al mondo dove c’è salsa vera sono Colombia e Venezuela. Anche loro hanno la loro dose di salsa Light, però è in questi paesi che si incontrano gli affezionati (melomanos), salsoteche dove poter ascoltare buona musica e in nessun altro luogo. Anche il Perù ha una grande tradizione di musicisti e uno scenario salsero del quale aver conto.

D: Molti musicisti ti accusano di essere molto chiuso quando devi contrattare un gruppo, qual è il tuo criterio di selezione delle orchestre?

R: Il criterio per contrattare le orchestre è che suonino bene, che abbiano un buon repertorio, niente di più. Il problema delle orchestre che non contratto è che non suonano bene perchè non provano abbastanza o perchè non hanno un repertorio salsero in concreto. Mi riferisco alle orchestre cubane. Hanno solo “El cuarto de Tula”, “La negra Tomasa”, il danzon “Almendra” e poche altre, non provano e si nota. Sono molto bravi individualmente però come gruppo lasciano a desiderare. Non sono orchestre, sono “Ventùs”( cioè dicono ai loro amici: ven tu, ven tu... vieni tu, vieni tu) e gli specialisti nel ventùs sono i cubani. Li rispetto molto come musicisti a livello individuale, però come gruppo organizzato, mi dispiace, però non sono in grado.

D: Però non sei troppo radicale? Qualcuna buona ci deve pur essere!

R: Attualmente orchestre buone sono la Sucursal, Ritmo Cartel e la Guayabera, per esempio, non sono migliori dei musicisti cubani però hanno un repertorio migliore e provano. Queste orchestre stanno creando un repertorio nuovo ogni settimana. Portami un’orchestra cubana che suona pezzi salseri, che facciano opere di Larry Harlow, Ray Barretto, El Gran Combo.. L’unica orchestra di musica cubana con stile si chiama “Candela a la lata”, sono tutti cubani tranne il direttore Vicenç Solsona, che è un prestigioso musicista catalano che li tratta tutti con disciplina e serietà. Questa orchestra sta lavorando con una buona energia.

D: C’è qualche messaggio finale?

R: Fare un appello perchè le discoteche di salsa, tutte senza eccezioni, si preoccupino più seriamente per la musica. Ciò non vuol dire che non debbano mettere reggaeton, bachata, merengue, credo che bisogna anche mettere dischi commerciali, però non bisogna tralasciare la grande eredità salsera dei classici e delle orchestre nuove che hanno un buon ritmo. Tutti i locali si riempiono la bocca con la pubblicità dicendo che sono “il meglio del meglio”, “la musica più autentica”, però quando vai a ballare la musica è una schifezza. Danno importanza al disegno del loro logo, ai camerieri, ai portieri, però alla musica nessuna. Bisogna creare una cultura. Se si ballava buona musica quasi 30 anni fa in Salsa Latina, Tabù, Kennedy o Bikini, perchè non si va a ballare adesso?

INTERVISTA FLASH
Nome: Enrique Romero Cano
Soprannome: El Molestoso
Data di nascita: 28 agosto 1948 (vergine)
Luogo di Nascita: Bogotà D.C. (Colombia)
Residente in : Barcellona
Una canzone: Quien dijo miedo di Raul Marrero
Un gruppo o un cantante: La Perfecta di Eddie Palmieri
Un personaggio: Corto Maltese
Un Hobby: La lettura
Un libro: La montagna incantata di Thomas Mann
Un film: L’ultimo tango a Parigi
Un sogno: Avere un locale musicale mio
Un posto nel mondo: Parigi o L’Avana
Una frase: Perdona todo lo que me dijiste!

Per le foto e l’articolo in lingua spagnola
www.revistasalseros.com



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