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Intervista a
Ray Perez
di Roberto Ernesto Gyemant

Le sue band – che ha concepito, per cui ha composto, arrangiato, suonato il piano e cantato per i Los Dementes, Los Calvos e Los Kenya tra gli altri – sono stati la voce dei giovani di Caracas nel 1967, Caracas nella “Cuarentona”, l’anno del Quattrocentennale (400 anni) dalla sua fondazione. La stessa gioventù che Richie Ray “Las Caraqueñas”, Ray Barretto “A Maracaibo” e “No Olvida a Caracas” e Pete Rodriguez “Arranca en Fa” hanno celebrato in brani dello stesso periodo.
I Los Dementes erano la voce della gente dell’est, la gente della classe lavorativa dei quartieri di San Agustin, La Pastora e il rivoluzionario e pazzo-per-la-salsa 23 de Enero. I brani del loro LP di debutto, che si traduce come “Attenzione Mondo! Gli Uomini Pazzi Sono Arrivati” spesso cominciavano con fischi, suoni di clacson, e i rumori di una classe di bambini impazziti, esplodendo velocemente verso descargas grezze ed eccitanti. Timbales alla velocità della luce si sentono non appena entrano i tromboni come i clacson di un diciotto ruote. I montuno di Ray, insistenti e pieni di sentimento, trasformano un dime (decimo di dollaro)in stacchi di Boogaloo pieni di Swing, dando notizia ai gruppi "country-club" come i forti Billo’s Caracas Boys: i reclusi si sono impadroniti del “manicomio”.
Ray ha appassionati fan in Europa, specialmente in Italia, Germania, Francia e Spagna.
Luis Silva, meglio conosciuto come “Melon” di Lobo e Melon, ha detto al giornalista Alfredo Churion che Ray è un idolo salsero in Messico, dove lui ancora suona dal vivo. La Colombia ha apprezzato a lungo il guaguanco di Ray e io ho sentito che la sua versione di “Tanti auguri” è la canzone scelta per le feste a Cali e Barranquilla. Ma Ray è stato poco apprezzato negli Stati Uniti, che forse per via delle tendenze musicali del gruppo di Niche e Oscar D' Leon tendono ad ignorare i contributi fondamentali di paesi come Panama, Colombia e Venezuela nella storia e corpus della musica Afrocaraibica.
Il disco “La Salsa Llego con Los Dementes” (1967) è uscito molto prima che si usasse “salsa” come termine commerciale a New York. E se puoi trovare l’LP originale in vendita su Ebay, aspettati di pagarlo oltre 200usd, o per uno qualsiasi di quel periodo. Per quanto riguarda gli originali di Los Calvos - come mi ha detto un venditore di dischi di Cartagena – sono “MI”. Missione Impossibile.
I salsomani sono fortunati perché Ray ha fatto uso di una brillante schiera di grandi musicisti e cantanti, incluso il carismatico Perucho Torcat, suo compagno di pazzia, che è deceduto tragicamente a Boston all’età di trentadue anni, l’ugola d’oro Carlin Rodriguez, e il brillante “scatman” Calaven (Carlos Yanez), un cantante paragonabile nell’innovazione a Francisco Fellove o Amado Borcela “Guapacha”. Lo stesso Ray canta con un feeling speciale in alcune delle sue tante hit, quali “Asi Mueren Los Valientes”, “Rio Manzanares”, “Emae Emae” e “Adios Madeira”.
Le sue sezioni di percussioni hanno visto il leggendario batterista e timbalero "El Pavo" Frank Hernandez, Alberto Naranjo, maestro nei ritmi folclorici venezuelani, Alfredo Padilla, dopo di La Salsa Mayor, e il grande conguero Nene Quinterno. Se soffri di overdose da salsa “matancerizada”, metti su uno solo degli LP di Ray. Ma sei avvisato, come Perucho (QEPD) canta ne “El Trigueño Cintura”:
“Destrozando el piano viene / Facendo a pezzi il piano arriva
aqui El Trigueño Cintura / qui il Meticcio Cintura
es mas salsa que el pescao / è più salsa che pesce
tiene mucha sabrosura. / ha molto sapore
La agilidad de una avispa / L’agilità di una vespa
tiene el trigueño en sus manos / ha il meticcio nelle sue mani
trae un coco que arrebata / prende un cocco che strappa via
que lo goza hasta el gusano.” / che gusta fino al verme
*trigueno: di pelle color grano, meticcio.
Inizia l'intervista a Ray Perez
Grazie per ospitarmi nella sua casa, maestro. È un grande onore incontrarla. Qual è il suo nome completo?
Il mio nome di battesimo è Ramon Epiphanio Pérez Rivas. Sono nato a Barcelona, stato Anzoategui, Venezuela, il 25 dicembre del 1938. Questa è la data che mi hanno dato le autorità perché i fogli di nascita sono rimasti bruciati in un incendio. Mia madre mi ha detto che sono nato il 7 aprile del 1937. Così ho due compleanni.
E i suoi genitori?
Il nome di mio padre è Ramon Ernesto e quello di mia madre è Asuncion.
Il mio nome è Roberto Ernesto.
Io sono Epiphanio.
E chi le ha dato il soprannome Ray?
Beh questo è stato negli Stati Uniti, diminutivo di Ramon. Ricordo l’alternarmi con Ray Barretto a Maracaibo nel 1965, lui disse che il tempo dei re era terminato, ma io gli dissi che stava appena iniziando.
E quali sono stati i suoi inizi con la musica?
Bene, è cominciato nella scuola media, c’è una foto là, a dodici anni, con la tuba, perché mio padre era professore di musica nella scuola di San Juan Bosco. Così lui ha creato una band e a me piaceva la tromba, ma, visto che nessuno avrebbe suonato la tuba perché era troppo pesante, l’ha fatta suonare a me. Ho suonato la tastiera del piano ogni tanto ma… io ero alla tuba.
Cosa suonava suo padre?
Tromba, piano, era anche insegnante di musica della domenica a scuola.
Anche sua madre era musicista?
Lei cantava. E cucinava davvero bene.
Qual è stato il primo gruppo in cui sei stato coinvolto?
È un gruppo che abbiamo composto con un cuatro, uno strumento tipico venezuelano, una batteria e maracas. Questo è stato nel ’51 e ’52.
Già conosceva la musica folklorica venezuelana.
Certo, cantavamo “aguinaldos”, nei carnevali facevamo comparse in cui suonavamo musica folklorica: el Carrite, Lancha de Nueva Esparta…
Gliel’aveva insegnato suo padre?
Quelle cose si imparavano a scuola e a casa, ma, sì, io le ho imparate con lui.
Nel 1952 c’erano a Barcelona stazioni radio che passassero musica popolare?
Si, c’erano Radio Emisora Unida e Radio Vargas, e passavano musica venezuelana, ma io avevo una radio ad onde corte in casa e ascoltavo Radio Mayague dall’Habana, Cuba. Ascoltavo tutte quelle stazioni, da Puerto Rico, persino la BBC da Londra. Ascoltavo musica classica…

Nelle stazioni di Cuba e Puerto Rico ascoltava musica delle Antille?
Si, ascoltavo Seis Chorreao, Mapeye, tutti i ragazzi l’ascoltavano. Mi piaceva la musica portoricana, perché c’era un programma intitolato “la guitarrista y la lora” (la chitarrista e il pappagallo). Cominciava alle sette di sera e dava notizie di crimini… (canta) Ba pa dibee dibee pa pa pa, pa na pa, din din din … l’hanno ucciso nell’angolo di non so dove… parlava di omicidi, era un presentatore che parlava e cantava. E dall’Habana sentivo i programmi di salsa, le orchestre…
Come Aragon, Benny Moré…
No, non ricordo i loro nomi. C’era un septeto, o un quintetto, non ne ricordo il nome, più tardi ho avuto un loro disco. Avevano una hit con “La Campana” (canta) tocame la campana campanaro. Più tardi Mangual Jr l’ha incisa.
La prima Charanga che ho visto, l’ho vista a Barcelona durante la seconda guerra mondiale, le navi arrivarono, e siccome mio padre era musicista, arrivarono a casa mia e suonarono… flauto, violino, marimbula, basso… non avevano un pianoforte. Chitarra, tres. Ero un giovane ragazzo.
Com’è stata la sua infanzia?
Andavo a scuola la mattina e il pomeriggio. A mezzogiorno andavo a casa, dovevo andare a vendere tabacco perché mio padre aveva un piccolo negozio di tabacco. Vendevo tabacco, tornavo a casa e tornavo a scuola di nuovo. Di notte suonavamo con i ragazzi all’angolo.
Potevamo fare musica io avevo un cuatro, loro una perolita e suonavamo.
Ho lasciato la scuola a dodici anni, l’ho lasciata per lavorare. Continuavo a studiare ma dovevo lavorare per aiutare in casa perché avevo diciotto fratelli e sorelle.
Wow!
Mio padre racimolava, a quel tempo, 150 bolivares al mese. Che era niente. Così mi sono messo a lavorare, raccoglievo caffè.
Ieri ho comprato un pezzo di gomma bubaloo che costava 150 bolivares.
E’ quel che faceva mio padre. Bene, quando ho compiuto diciassette anni lui è morto e noi siamo migrati a Caracas, così ho dovuto continuare a lavorare. Ho ottenuto un lavoro presso la compagnia Remington, calcolatrici. Ho preso qualche lezione alle scuole serali. Così nel 1958, quando abbiamo avuto il problema con Marco Pérez Jimenez(Presidente del Venezuela all'epoca), Pérez Jimenez è caduto e io ho comprato una chitarra, e ho cominciato a suonarla... ecco com'è iniziata la mia vita da bohemien, suonando la chitarra…
Qualcuno mi ha detto “sai di Ray Pérez, ha imparato a suonare il piano sulle tastiere delle calcolatrici a Remington.”
(Ride) No, qualunque cosa fosse, mettevo le calcolatrici su diverse operazioni, 99, 01, in questo modo e ognuna aveva un ritmo… le sincronizzavo per fare musica e loro partivano “takata takata tit tit tit” … questo era negli anni ’50, ’55, ’56.
Quindi aveva quasi vent’anni. Com’era Caracas allora?
Ah bene, era diversa. Non potevi camminare per Piazza Bolivar con una t-shirt, gli unici che potevano erano i turisti ed essi accompagnati dalla polizia, perché non era rispettoso verso il Liberatore, dovevi indossare un abito… anche il clima era diverso, era freddo, Caracas era fredda… per un qualche affare del governo, per andare alla corte, dovevi andare in abito e cravatta.
E per quanto riguarda il razzismo?
Tra le persone non c’era mai razzismo. Qui neri, bianchi, indiani, meticci sono tutti uguali. È qualcosa di cui senti parlare oggi, il razzismo. Non c’era mai discriminazione. Gli unici che erano diversi erano i neri di Higuerote (Barlovento), ma loro vengono dall’Africa. Povera gente, andavamo tutti a scuola assieme, nella stessa classe, di ogni colore, anche cinesi, c’erano italiani, arabi, russi, catalani… andavamo tutti nella stessa scuola.
Erano misti i tuoi gruppi musicali?
Si ma soprattutto neri, perché i neri qui sono forti alle percussioni. Ci sono alcuni bianchi come "El Pavo" Frank Hernandez, con il quale ho suonato, e anche Alfredo Padilla.
Domani vado ad un concerto in onore di "El Pavo" Frank a San Agustin.
Si, lo so, ho suonato là, ma le volte che ci sono stato mi hanno fatto non voler andarci più perché là non c’è rispetto.. una volta mentre avevamo i musicisti in descarga sul palco, c’è stata una sparatoria, hanno ucciso qualcuno… questo è stato anni fa.
(Ray suona la canzone “Uvas Verdes”, un numero sempreverde con una breve descarga jazz di trombe e piano. Le voci serpeggiano attorno al ritmo “los pollitos dicen, pio pio pio…”).
Questa è una rima per bambini in ritmo calypso, il calypso ha una forte presenza nella provincia di Oriente. (Le isole di Trinidad e Tobago si trovano a 10 km dalla costa del Venezuela).
Ho sentito alcuni Afro-Venezuelani parlare un tipo di inglese qui, come un patois, ma non come quello di Panama e Costa Rica.
Esatto, patois. Viene dai neri di Guyana.

Quindi quando ha cominciato a suonare musica professionalmente?
Ho cominciato con una chitarra e creato un trio… suonavamo musica romantica, come la musica dei Los Panchos, gli Hi-Los, tutta la musica Latina e Americana. Ho suonato in due trii, gli Hambay e più tardi i Singers, che hanno avuto un po’ di successo. Gli Hambay avevano un cuatro e arpe, eravamo Enrique, Hatencio, Gonzalo Pena e questo umile servo…
Suonavamo al massimo nei ristoranti e anche allo “Show de Renny”. Abbiamo registrato un 45 giri con RCA Victor, “Marcianita”, (canta) “marcianita, da da da da…”. Nell’altro lato c’era “La Muchachita del Interior” (La ragazza della campagna).
Con Los Singers abbiamo registrato un brano degli Stati Uniti Raindrops. Ho fatto una versione in spagnolo ed è diventata una hit qua. Era in un 45 giri di quattro brani, un’altra canzone era Pissi Pissi Bao Bao. Fin da quando ero piccolo ascoltavo molta musica nordamericana grazie a mio fratello Luis Pérez, che suonava la tromba al Sans Souci club a Maracaibo.
Che tipo di musica suonavano i Los Singers?
Era rock. Ma non hard, no, era il rock del periodo.
E le canzoni che ha registrato, erano sue composizioni, arrangiamenti, testi?
Sì, più tardi ho messo su un quintetto chiamato i Los Mikers.
E veniva pagato. Era felice sua madre quando tornava a casa con i soldi?
Certo. Tutti erano felici. Io ero nella musica, facevo tournee, nell’interno, in Colombia.
Cantando rock in spagnolo. Così lei era tra i primi a fare rock in spagnolo, ben prima di Shakira e Juanes…
(Ride) Esattamente.
Ha ascoltato il gruppo Los Amigos Invisibles?
Sono bravi. Sono venezuelani.
Così, io sono andato a studiare al conservatorio di Maracaibo. La gente pensa che sia un Maracucho ma sono vissuto lì solo per tre anni. Sono dell’Oriente.
In che anno si è trasferito a Maracaibo?
1962. Era il periodo di Chubby Checker, Ray Charles. Avevo un gruppo chiamato i Bobos del Twist. Ma allora, dopo ciò, sono arrivato alla mia salsa. A Maracaibo ho creato il gruppo “Ray Pérez y Su Charanga”, i Dementes in realtà, ma inizialmente li avevo chiamati Ray Pérez y Su Charanga. Questo nel 1965.

Che musica l'ha influenzata?
No, l’influenza è arrivata da quando ero un ragazzo, perché… l’influenza che avevamo era Billo’s (Caracas Boys), le vecchie orchestre, l’orchestra di Rafael Munoz… ma loro avevano cominciato con quel ritmo, ma non vi avevano aggiunto nulla né lo avevano trasformato, così la chiamavamo musica Gallega (musica spagnola/musica corny). Perché loro cominciarono in quel modo. E noi stavamo cambiando. A Caracas piaceva la salsa. Cioè, piaceva la guaracha. Non veniva chiamata salsa, ma è la stessa guaracha. Così successe che la suonammo con un feeling diverso, uno swing differente.
Così ho creato il mio gruppo, e avevamo un programma alla televisione chiamato Fiesta con Ray Pérez y Su Charanga su Canale 13, con Raul Bales Quinterno.
Wow, solo così?
Stavo studiando, suonavo nei club la notte e studiavo di mattina, qualche volta lasciavo il club alle cinque di mattina per studiare al conservatorio alle sette. Controllavo le classi, in esse bambini di sei e sette anni tanto per cominciare… bene, dopo sei mesi, stavo facendo arrangiamenti perché allo stesso tempo prendevo lezioni di armonia e dettato musicale.
Che canzoni suonava? Cover o originali?
Erano canzoni mie – Mango Maduro, Rompe el Coco, mettevo su la mia musica. Abbiamo debuttato nel club Trinidad nel 1965, e alternato con Ray Barretto quell’anno. Quella era la sua prima visita in Venezuela, arrivò direttamente a Maracaibo.
È vero che non vi avrebbero permesso di suonare come “Los Dementes”?
Il mio professore di musica non ci avrebbe permesso di suonare come “Los Dementes” perché diceva che i musicisti non possono essere classificati come matti, così ci siamo chiamati “Ray Pérez y Su Charanga”. C’era una pattuglia pronta a tirarci giù dal palco se ci fossimo presentati come “Los Dementes”.
Bene, quando sono andato a Caracas a suonare, ho iniziato come “Los Dementes” e abbiamo registrato. Questo è dove Descarga Cuatricentenaria, Rompelo, e tutte quelle canzoni sono state create. La prima è stata fatta con Prodansa. Ma la compagnia fallì e vendette il disco alla Velvet. Con la Velvet ho registrato sei LP dei Dementes e due dei Los Kenya.

Nessuno di coloro che suonavano con la sua Charanga ha continuato a suonare con i Los Dementes a Caracas?
No. Vennero ma tornarono a Maracaibo e io ho dovuto cercare nuovi musicisti. Ho trovato Alfredo Padilla (timbales), Nene (Quinterno, congas), il bassista Enrique Vasquez, Juan Diaz al trombone, Rulfo Garcia al trombone e Perucho.
Il grande Perucho Torcat. Come ha incontrato Perucho?
Beh, lui è di Oriente, della stessa mia regione. Lui era di Sucre e io di Anzoategui. Quindi compaesani. Lui suonava con un gruppo di studenti, e io ho detto “Perucho, perché non impari alcune canzoni”, perché davvero io avevo in programma di far registrare le canzoni al giovane Pastor , Pastor Lopez. Ma non so cosa successe a Pastor, così l’ho detto a Perucho e lui ha imparato quelle canzoni, e abbiamo registrato. L’ho registrato mentre cantava, cercava di imitare Tito Rodriguez. E io gli dissi “no, imita me” e così è come ha cantato i brani.
Il primo LP è stato Alerta Mundo, 1967.
Arrivarono i Los Dementes, i pazzi.
Abbiamo fatto una foto nel parco…
Da dove è venuto fuori il nome “Uomini Pazzi”?
Ah… alcuni ragazzi dicevano che ero pazzo.
È da dove viene il soprannome “el Loco Ray” (“il pazzo Ray”)?
Dicevano che ero pazzo, che andavo in giro inventando storie, questo ragazzo è pazzo.
Anche a me a volte dicono che sono pazzo, viaggiando per Venezuela e Colombia alla ricerca di musicisti dei tardi anni ’60. In verità ha una linea in una delle sue canzoni, “Emae Emae”, che dice “El malo en este mundo es ser diferente, y si tu eres cuerdo te dicen loco de mente” (il brutto di questo mondo è essere diverso, e se sei equilibrato, ti chiamano pazzo).
È così che va. equilibrato è per le regole, corretto. Per noi che abbiamo un modo per fare le cose, una condotta onesta, e non cambiamo, così gli altri dicono il contrario di te. Se non uso droghe, loro dicono il contrario, “dev’essere un drogato”. Ma io non ho mai usato droghe.

Quando ascolto la musica di quel primo LP, quella salsa dura con trombone, sento i suoni della modernità, della grande città degli anni ’60 – i clacson sono come auto e autobus, treni… il timbal, le percussioni sono come macchine, motori, tin tin tin…
Beh era una nuova era. I gruppi allora erano septeti con tres, la Sonora Matancera o orchestre come Billos, orchestre di vallenato colombiano… così io ho usato i tromboni, cercando un timbro differente.
Non era che ascoltava Eddie Palmieri e la sua Perfecta?
No no, non ancora. Ascoltavo Palmieri a Caracas, tu tu tu, ta ta, mi piaceva molto. Avevo ascoltato Mon Rivera and his trombones(il primo disco di Mon Rivera).
Era che mi piaceva il suono del trombone perché, tra gli strumenti, quello che più assomiglia a un uomo è il trombone. La tromba suona più femminile. Il trombone è più solido. Ma con i Los Kenya ho fatto qualche arrangiamento per tromba, che è stato una forza.
Come reagì la gente di Caracas alla potente sound dei tromboni?
Ah bene, la gente impazzì. Suonavo da lunedì a lunedì. Ero in televisione di lunedì, poi suonavo di lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato e domenica. Domenica durante il giorno e a volte di sera. È stata “pura rumba” a Caracas.
“Alterta Mundo” è stato un grande successo – quanti dischi furono venduti?
In una settimana vendere 10000 dischi era un fenomeno. Ma hanno continuato a vendere. Tutti i dischi, io ho i nastri, sono miei.
La versione di Rompelo nel cd Lo Mejor de Ray Pérez suona diversa da quella nell’ Alerta Mundo.
Quella era un’altra versione che abbiamo registrato nel 1969. La prima versione era stata registrata nel 1965/66.
Lei ha diverse versioni di diverse sue canzoni, ha fatto una versione più jazz di Mi Salsa Llegò dei Los Dementes con i Los Calvos, Sonero Hoy con entrambi Los Dementes e Los Kenya e Emae Emae con i Los Dementes negli anni ’70 (come “Golpes de Pecho”)… così la sua musica continua ad evolversi, come che lei continui a rielaborare un tema che aveva fatto in un certo modo a suo tempo…
Sì, è vero.
La musica dei Los Dementes, e la musica dei Sexteto Juventud, Federico y Su Combo Latino veniva chiamata “musica del barrio”. Perché?
Bene, perché la gente di classe alta, quello che oggi chiamano oligarchici, quelli che avevano soldi, ballavano sui Billos, che noi chiamavamo musica Gallega. La nuova musica era della nostra generazione, abbiamo dato alla guaracha un feeling differente.
E anche lei viveva in quei quartieri.
Certo. Io vivevo nel 23. Dovunque non viva la gente “alta”, il resto del Venezuela è un quartiere, un grande quartiere.
E in quanto alla sua canzone No Salgas de tu Barrio (non lasciare il tuo quartiere), che dice “si eres de la pastora, no te metes en el calvario” (se sei della pastora, non metterti nel calvario).
Perché fanno scompiglio con te, la polizia, la gente del quartiere. Era così allora, ed è lo stesso ora. Quelli sono tutti quartieri di Caracas, come Brooklyn o il Bronx.
Osservando lei, sembra un ragazzo italiano del Bronx.
(Ride) Mi hanno giusto chiamato per andare a suonare là, e per andare in Italia e Francia.
Wow, quindi sta continuando a suonare?
Certo, suono molto in Messico, dove ho un po’ di popolarità.
(La moglie di Ray è scesa dal suo ufficio del piano superiore. “La sua musica è suonata dappertutto in Messico” dice.)
C’erano altri gruppi a suonare salsa in Venezuela, Nelson y Sus Estrellas hanno avuto molto successo in Colombia, anche Principe y Su Bonche, ho un bel disco di un gruppo chiamato Peter y Sus Brothers Sexteto…
Erano alcuni ragazzi del 23. Vivono ancora là.
Davvero? Può darmi le date per questa discografia dei Los Dementes?
Alerta Mundo: Llegaron Los Dementes
e La Salsa Llego sono del 1966, Manifestacion en Salsa e Manicomio a la Locha! sono del 1967, nel 1968 c’è stato Primer Aniversario, Soneros Somos e Los Dementes nel 1968.Ha registrato molto in pochi anni!
Certo. Nel 1967 ho registrato due produzioni dei Los Dementes e due dei Los Calvos.

Come ha avuto il tempo di comporre tutte quelle canzoni, suonando dal vivo quasi tutti i giorni?
Beh, di domenica mi sedevo con la mia chitarra e componevo.
Mi sono accorto che da molti consigli nelle sue canzoni. Emae Emae dice “si quieres amigo mio llegar a viejo, no bonches todos los dias porque no es bueno, busca siempre de los ancianos un buen consejo, se sencillo Buena gente y sin complejos” (se desideri invecchiare, amico mio, non festeggiare tutti i giorni perché non fa bene, cerca sempre un buon consiglio dagli anziani, sii sensibile, buona persona, senza complessi).
Ha scritto lei questi testi?
Tutti. Tutte le canzoni hanno un messaggio. Lì dice di essere semplici, non creare problemi.
Mi dica qualcosa sui costumi nelle copertine degli LP, perché sembra che vi siate divertiti molto.
Certo, molto. Lì ho reperiti nel guardaroba di Radio Caracas Television, Canale 8. Siamo usciti così, e quindi abbiamo continuato.
Chi ha fatto quella pazza risata “ahahahahahahahaa!”?
Ah quello era Angel Pérez, al bongo. Ha vissuto in Europa a lungo, ma ora vive di nuovo qua.
È il grido dei Los Dementes?
Sì, quello dei Los Kenya è “Kooi Kooi”. Tutte le volte che ho creato un nuovo gruppo, ne è uscito qualcosa.
È stato fortunato ad avere così una libertà artistica. Come molti dischi dei Los Calvos, mixare salsa e jazz e surf rock, era davvero sperimentale.
Ho fatto il brano El Trigueño Cintura in Manifestacion En Salsa, dura otto minuti, ha un lungo assolo del piano.
È una canzone incredibile. Il coro dice “Es mas salsa, que pescao” (è più salsa che pesce) che Piper Pimenta Diaz usava dire con i Latin Brothers, credo che Jimmy Sabater l’abbia detto in uno dei suoi LP. L’avranno ascoltato dalla sua canzone?
Piper l’ha sentito dai dischi dei Los Dementes, hanno venduto molto in Colombia.
Conosce anche Fruko? Come lo vede come musicista?
Fruko è un mio amico. È uno che vale.
Richie Ray e Bobby Cruz sono stati presenti al festival di Cali nel 1968. Sono venuti anche a Caracas?
Sì, ci siamo alternati a loro. Questo nel Canale 8. Vennero anche Palmieri, Ray Barretto, la Brodway, Pete Rodriguez, Joe Cuba. I Corraleros de Majagual, Orlando y Su Combo dalla Colombia… era un periodo, c’era lavoro, c’era denaro a Caracas. Suonavamo nelle piazze dei quartieri di tutta Caracas, abbiamo registrato dal vivo per la televisione…
Un’altra canzone del periodo dice “que vengan los hippies…”
Gli hippy amavano la nostra musica.
Caracas in “la cuarentona” (il quatricentennale, 1967)
Eccoci. Quello è in La Salsa Llego. Ho fatto un’altra versione di quella canzone con il Negrito Calaven. Lo conosce?

Non ne ho mai sentito parlare. Mi dica qualcosa su di lui.
Il suo nome reale era Carlos Yanez, ma veniva chiamato Calaven. Cantava con un gran feeling, lo paragonavano a Miguelito Valdes, ma non era così, era un cantante naturale. Questo è un ragazzo che ha venduto mango per strada, gli piaceva cantare, veniva dal quartiere. Era originario di Barlovento.
Così l’ho incontrato nel 23, ci vedavamo nei fine settimana perché io lavoravo a Remington. A lui piaceva cantare, a me piaceva suonare il piano. Ci incontravamo e uscivamo di sabato, andavamo nei nightclub e suonavamo, lui cantava. L’abbiamo fatto per amore della musica, non per i soldi. Così è cominciata la nostra amicizia.
Era davvero una bella persona, e molto appariscente. Non aveva molta educazione formale. Quando è diventato famoso, tutti lo chiamavano, lo cercavano per cantare di qua e di là, cantava nei quartieri, per strada, con qualsiasi band che ci fosse. Dopo i Los Calvos, ha cantato con Federico.
Beveva liquore e il liquore l’ha ucciso. Anche quando il dottore gli ha proibito di bere, non riusciva a fermarsi. Io provavo a dirglielo, guarda… è morto il 28 maggio del 2003.
Chi erano i membri dei Los Calvos?
"El Pavo" Frank Hernandez alla batteria, Pedro Garcia alla conga. Era un Cubano, è deceduto. Miguel Silva al basso, Araujo e Lewis a trombone e tromba. (Ray Pérez compositore/arrangiatore al piano)
Il giornalista Alfredo Churion diceva dei Los Calvos “una delle esperienze più innovative nella musica popolare venezuelana”. Cita "El Pavo" Frank nel dire che la combinazione di calypso e ritmi di salsa con jazz con i Los Calvos era “come indossare uno smoking con sandali di corda”. Come è stato registrare quei due LP?
Bene. Era avanti per il tempo. Ci siamo divertiti nello studio con Los Calvos, anche con Los Dementes. Anche se Calaven è stato il cantante dell’orchestra Pedroza, non era mai stato registrato. Entrambi gli LP dei Los Calvos li ho fatti per RCA Victor. (Questi sono Son los Calvos e … Y Que Calvos! 1967).
Ha mai suonato dal vivo?
No. Con i Los Kenya abbiamo suonato dal vivo nello spettacolo di mezzanotte, Canale 8.
Mi dica qualcosa sui Los Kenya. Quell’LP Siempre Afro Latino è fortissimo.
Bene, quello è il primo, l’abbiamo chiamato El Kenya. L’abbiamo chiamato così per tutti i bambini che muoiono di fame in Kenya. Contiene le canzoni Te Pongo a Valer, Hoculele…
Te Pongo a Valer, con Carlin Rodriguez e Calaven - che combinazione!
Sì, le è piaciuta?
È incredibile. Non posso categorizzarla. Contiene rock, salsa, funk, afro...
Quella canzone contiene tutto. È stata un successo in Venezuela ma in generale quella musica era davvero avanti per quel tempo, la gente era abituata ai Los Dementes, al duro beat latino.
Di nuovo, lei sembra avere una totale libertà artistica.
Tutti i gruppi furono mie produzioni. Così dovetti trovare un sound, uno stile per ogni gruppo.
Lo fa sembrare facile. Cosa significa la canzone Te Pongo a Valer?
È su un ragazzo che mette la sua fidanzata a lavorare così che possa metter su un po’ di autostima, e lei non riconosce cosa ha fatto lui per lei… era il mio messaggio ai musicisti che dicevano che li avevo trattati ingiustamente, alcuni dei musicisti dei Los Dementes. Così gliel’ho rimandata indietro, come il proverbio ebreo che dice “chi di spada ferisce…”
Tutte le canzoni hanno messaggi. C’è un’altra canzone che abbiamo chiamato Pa’ la Cola (mettiti in fila), l’abbiamo fatta per Federico, per Sexteto Juventud. Dimas canta e dice “hay que estudiar, hay que tocar y leer” (bisogna studiare, bisogna suonare e leggere). Siccome Federico suonava il guiro, non leggeva la musica. Olinto di Sexteto Juventud neppure. Glielo dicevo, ma loro non volevano studiare.
Chi erano i musicisti dei Kenia e quanti LP avete registrato?
Alberto Naranjo alla batteria, Luis Arias e Luis Lewis alle trombe, Miguel Silva al basso, Pedro Garcia “Guapacha” alle congas, Cosa Buena ai bongo. Con i Kenya abbiamo registrato quattro album, due per la Velvet e due per la Discomoda.
Chi era Larry Francia, il cantante di “Ra! Rai!” con “Ray Pérez y Sus Kenya”?
Era un meccanico, si chiamava Edmundo, ma noi lo chiamavamo Larry. Cantava e io lo registrai su quel disco. Ho registrato altre canzoni da quel disco più tardi, come Muchacho Barrigon
E chi canta in Asi Mueren los Valientes, El Alacran, Emae Emae…
Io.
Wow. Suonando il piano e cantando? Può farlo dal vivo?
Certo. La Palma, il merengue, ho cantato anche quello. Adios Madeira
Una bella canzone. Con la tromba.
E trombone.

Tu hai diversi boogaloo, in molte delle tue canzoni l’influenza è lì, il cappello alto, gli applausi, lo swing. Un minuto e stai andando in una direzione, poi buum, c’è un ponte con un montuno pieno di Swing…
Bene, il boogaloo è lo stesso figlio. Il boogaloo veniva anche dalla nostra era, l’abbiamo suonato e vissuto.
In che anno è andato a New York?
Nel 1969, avanti e indietro fino al 1971.
Come mai è andato?
Andai a studiare, e anche per allontanarmi dalle… donne. Andai a studiare con il maestro Nick Rodriguez, panamense. Mi ha dato un esame, armonia, come quello, ma ha detto “No, non hai bisogno di studiare, ciò che hai bisogno di fare è scrivere”.
Ha suonato a New York?
Certo. Ho suonato con Kako y Sus All Stars, quando sono salito al piano tutti sono saliti a cantare, Cheo Feliciano, Chivirico... Palmieri invece di suonare il piano prese il timbal. Patato, Totico, Chombo Silva… questo accadde nella Second Avenue, agli after hour di Kako. Poi abbiamo smesso alle sei per una colazione tra musicisti a Broadway. Che divertimento… ho suonato anche con Cortijo e Ismael Rivera, con Rudy Calzado.
L’hanno pagata?
Certo. Ho chiesto cinquanta dollari. Suonavo nei fine settimana. Di sabato c’era la messa, suonavano sempre in chiesa. Salsa.
Salsa in chiesa?
Certo, non lo sapeva? Le feste migliori erano in chiesa. Abbiamo suonato con la Orquesta Broadway, Zervigon mi chiamò. E i preti vendevano l’acquavite. Quelli dicevano che questa è la casa di Dio, e i bambini di Dio dovrebbero divertirsi nella casa di Dio.
Ha senso.
Avevano grandi palcoscenici. Ho suonato anche in una chiesa del Connecticut. E durante la festa hanno detto “domani la messa è alla tale e tale ora…”
Ha registrato a New York?
Si, ho registrato per Musicor. Al Santiago mi ha chiamato, mi sono alzato e ho registrato.
Le sue canzoni?
No per altra gente. Ho fatto alcuni arrangiamenti per altri. Alcune canzoni per Orlando Contreras… ho fatto alcuni arrangiamenti per Pete Rodriguez, e gli ho dato alcune delle mie canzoni che poi più tardi ha inciso. Dame Felicidad e Bossa Triste (dal disco Pete Rodriguez Now!, Tico, 1970).
Vincentico Valdes ha registrato la mia canzone Donde la Tarde Muere, e Lola Flores ha registrato la mia canzone Muchacho Barrigon per cui ancora mi paga i diritti dalla Spagna.
Lei è ritornato a Caracas nel 1971. Il giornalista Lil Rodriguez, autore di Bailando en la Casa del Trompo dice che i musicisti venezuelani in generale non hanno lasciato per trasferirsi a New York come molti altri che sono diventati stelle nell’America Latina, perché la ricezione locale era così calda verso la cultura della salsa, l’ambiente era così piacevole. Il fatto che la sua permanenza negli Stati Uniti fu così breve sottolinea la teoria. Perché ci tornò?
Ci sono andato e sono tornato nel 1969, poi sono andato di nuovo a New York e rientrato nel 1971… perché, con le donne là, non potevo reggere più. Le donne là vanno bene, ma le donne di qui…
E il freddo non la infastidiva?
No, mi piace il freddo. Il freddo sveglia l’appetito, e devi arrivare infagottato, ben vestito.
Perucho venne con lei entrambe le volte?
Perucho era con me, lavorava con Ray Barretto.

Ci sono due album dei Dementes che sono usciti in quel periodo, uno è Estamos Caminando su etichetta "Iglee", la band è come nuda, uscendo da una foresta.
No, non c’entro io. Quando ho mollato per andare là, ho lasciato il nome ai ragazzi così che potessero continuare a lavorare come Los Dementes.
Contiene Catalina, Mi Salsa Llego, La Cenicienta…
Quelle sono mie, io suono in quelle. Anche in Mi Perrita, Floro. La Cenicienta è una canzone che mi ha dato un amico argentino e io l’ho incisa. Alfredo Padilla canta. Ma non ho mai sentito parlare di quell’etichetta.
E per quanto riguarda Psiquiatria Popular SA e Yo Tengo un Guia dei Los Nuevos Dementes, entrambi per la Velvet? Perucho canta in Psiquiatria Popular.
Non è mia, quello è Cholo Ortiz al piano. Perucho tornò a registrare con loro. Lo fecero mentre io ero a New York.
Alfredo Padilla suonava i timbales in quegli LP.
Si, ma El Pavo Frank è il numero uno. El Pavo Frank è il primo batterista che ha suonato là su al nord… così che, beh, si dovettero togliere il cappello Tito Puente e tutta quella gente…

Un genio. E un altro musicista che è tornato in Venezuela.
Quando io ero là, è quando incontrai Pacheco. Stava promuovendo un 45 giri, Sonero. La suonò per me nel suo ufficio. Disse “cosa ne pensi, Ray, se porto questa canzone in Venezuela?”. Io gli dissi che mi lasciava a bocca aperta, un successo non appena ci fosse arrivata. E fu così. Quello fu il primo disco con cui si rese famoso qui. Era una hit anche a New York… ecco ciò che mi fece creare la mia propria etichetta quando tornai qui.
Che etichetta?
Pyraphon. Ho fatto 50 produzioni, di vari gruppi. Di musica venezuelana, musica del terzo mondo. Il disco Ray Pérez y Su Mae Mae è uscito dopo. Anche Lo Mejor de Ray Pérez. Ho inciso quelli nel 1969 la prima volta che tornai, registrai i miei bolero, le mie canzoni per il Palacio de la Musica (Palacio records) – El Tribilin, Adios Madeira, quelle erano canzoni che furono un successo qui, a Cali, dovunque. Più tardi ho fatto due LP per l’etichetta Melser di Sergio Cecchi.
E per quanto riguarda il disco Perucho y El Loco Ray per Palacios?
Quello fu nel 1971, tornammo a registrare. Aqui Estoy De Nuevo (Palacios) uscì allo stesso tempo. Stavo sempre lavorando. Perucho registrò un LP a New York, supportato dall’orchestra di Ray Barretto e dal gruppo di Eddie Palmieri, per Fonseca. Si intitola Homenaje a Perucho… En Nueva York.

Cosa successe a Perucho? Sono state le droghe? Ci sono tante storie, storie di cospirazioni della Fania, sono state le droghe, Justo Betancourt l’ha ucciso, la Fania l’ha ucciso…
Dunque, Perucho era un ragazzo in salute. Fumava un po’ di marijuana, ma non si drogava. Quando morì… eravamo rientrati da New York e stavamo suonando qua, ai carnevali. Avevo la mia etichetta. Pyraphon, e Perucho lavorava con me - abbiamo fatto il disco Ellos Lo Hacen/They Do It, che ci ha entrambi in copertina. Questo era il 1972. Così Justo Betancourt arrivò qui e parlò a Perucho, per portarlo a suonare con la sua orchestra. Io dissi “Perucho, ok, vai. Se hai lavoro là, non c’è problema”. Ma gli ho detto “Qualunque cosa puoi fare là, la possiamo fare qui”. “No” disse “lo sai, voglio essere internazionale”. Gli dissi che quando i nostri dischi sarebbero stati distribuiti, sarebbe diventato internazionale.
Lavorò al Corso la prima volta che andammo a New York, ma tornò indietro. Quando andò con Justo, ebbe alcuni problemi là, stava sempre attorno a Justo… dal momento che era un cantante, non aveva niente da fare durante il giorno. Non era un meccanico o niente del genere. Credo che ebbe un problema con la moglie di Justo. Sai come sono le donne cubane. Lei era gelosa del marito. Penso che lei l’abbia cacciato di casa. Così lui ha lasciato la casa e un giorno ho ricevuto la sorpresa, a mezzogiorno. Una chiamata a carico, accettai… era Justo Betancourt: “Ray, vieni a prendere il corpo di Perucho”.
Cosa?
Perucho morì. Nelson Pinedo mi disse che successe ciò. Andarono a suonare a Boston e fa molto freddo a Boston. Era primavera, quando a volte diventa davvero freddo. Quando rientrarono dallo spettacolo, Justo disse a Perucho di stare in casa sua. Ma visto che Perucho si sentiva a disagio con la moglie di Justo è rimasto di sotto. Immagino che ci fosse una finestra aperta e prese freddo, così andò in auto e chiuse i finestrini e accese l’auto per far funzionare il riscaldamento. Quando aprirono l’auto l’indomani lui era morto da inalazione di monossido. Fu un incidente. Nessuno l’ha ucciso, è morto per inesperienza. Immagino che fosse rientrato a casa stanco dallo spettacolo, dai balli…
Wow. Quanti anni aveva?
Aveva forse trentadue, trentatre anni. Un bravo cantante. Ballava incredibilmente come El Gran Combo. Si muoveva per tutto il palco – era un vero showman.
(Ray suona la bella “Canto a un Sonero” che ha scritto per Perucho. Il coro dice “Perucho se marcho, sin decirnos un adios” (Perucho ci ha lasciati, senza dirci addio).
La sua connessione con la Fania si creò a New York?
Ho lavorato nello stabilimento RCA a New York, lo stesso stabile di Johnny Pacheco, Masucci, Tito Puente, Charlie Calmieri, tutti avevano uffici lì. Era nella 55 Broadway, a fianco del teatro Ed Sullivan, all’angolo di dove si trovavano tutti i musicisti.
Quando sono tornato in Venezuela per la seconda volta, Palacios rappresentava la Fania. Avevo sentito di Teo Hernandez, stava cantando in el Cueva del Oso, che fu un grande disco. Lui aveva successo. Andai a vederlo, e mi piacque la sua voce, così lo registrai. Più tardi ebbi anche suo fratello a cantare. Abbiamo registrato quattro LP come Los Dementes. Mi Deuda de Amor, Estamos en Guerra, Yo Soy el Proprio Guaguanco e Chevere.

Ci sono state diverse compilation “Best of Ray Pérez”, e ognuna ha canzoni diverse. È stato pagato per quelle compilation?
No, no, no, non mi pagano.
E per quanto riguarda il cd “Lo Mejor de Ray Pérez” in vendita su descarga.com? Viene pagato per quello?
Devo chiamare quel ragazzo.
Nessuno ti chiama per pagarti in questo mondo, tu devi chiamarli.
Caspita.
Non è giusto, se lei non avesse scritto quelle canzoni, registrarle dopo, loro non avrebbero il business. Le ha messo il cibo sulla loro tavola.
Chiaro.
(Ray suona uno dei suoi rari ma ben riconosciuti boleri. Sua moglie, professoressa ritirata di lavoro e legge per affari collettivi, si avvicina. “Canta boleri splendidamente” dice.)
Essere una star a Caracas, pure un cantante, negli anni Sessanta e Settanta, ci devono essere state molte donne attorno…
(Grande sorriso) Certo che si.
Intervistando musicisti anni più tardi, sembra che la gente distribuisca le loro composizioni e non paghi loro i diritti, loro tornano nelle loro case e rubano i loro LP e ricordi. Mi piace pensare che nel periodo in cui erano stelle, l’abbiano vissuta all’altezza, voglio dire…
(Sorride) Mi sono divertito.
Ciò mi fa sentir meglio.
Ray Pérez Selected LP Discography
Los Dementes
>>Los Dementes - (Alerta Mundo) Llegaron Los Locos/The Crazy Men on Prodanza (later Velvet) 1966
>>Los Dementes - La Salsa Llegó con los Dementes on Velvet 1967
>>Los Dementes - Manifestación en Salsa on Velvet 1967
>>Los Dementes - Manicomio a Locha! on Velvet 1967
>>Los Dementes - Primer Aniversario on Velvet 1968
>>Los Dementes - Soneros Somos on Velvet 1968
>>Los Dementes - Los Dementes en el 68 on Velvet 1968
>>Los Dementes - Estamos Caminando on Iglee (USA) 1970
>>Los Dementes - Psiquiatrico Popular on Velvet 1970
(Not ray’s music, perucho sings)
>>Los Nuevos Dementes - Yo tengo un Guia on Velvet 1971
(Not ray’s music, nor perucho)
>>Los Dementes - Vuelven los Dementes on Discomoda 1973
>>Los Dementes - Mi Deuda de Amor on Fania 1975
>>Los Dementes - Estamos en Guerra on Fania 1976
>>Los Dementes - Yo Soy el Propio Guaguanco on Fania 1977
>>Los Dementes - Chevere on Fania 1977
>>Los Dementes - De Locos... on disqueras unidas 1978
>>Los Dementes - Lindo Amanecer on LD Venezuela 1981
>>Los Dementes - El Dictador on Promus 1981
>>Los Dementes - Exitos de Los Dementes on Velvet 1981
>>Los Dementes - El Trigueño Cintura on Pyra Phon 1990s
(same as manifestacion)
>>Ray Pérez y los Dementes Pura Salsa.... on Discomoda 1996
>>Los Dementes - El Tiempo Pasa, Pero Mi Salsa Llego on Palacio 2005
Los Kenya
>>Los Kenya – El Kenya on Velvet 1968
>>Ray Pérez y sus Kenyas - Ra! Rai! on Velvet (later Pyraphone) 1968
>>Los Kenya - Ronda del Guaguancó on Discomoda 1969
>>Los Kenya - Los Kenya on Discomoda 1969
>>Los Kenya - Estamos en todo on Discomoda 1970
>>Ray Pérez y sus Kenya - Un Nuevo Dia on Pyraphon (Discomoda) 1972
>>Los Kenya, Ray Pérez - Siempre Afro Latino on Pyraphon 1990s
(same as El Kenya)
Los Calvos
>>Los Calvos - Estos son los Calvos on RCA VICTOR 1967
>>Los Calvos - ...Y que Calvos! on RCA VICTOR 1968
Ray Pérez
>>Phidias Presenta a Ray Pérez y su Mae Mae – 1969
>>Ray Pérez y Perucho Torcat – They Do It on Pyraphon 1970
>>Ray Pérez y su Orquesta - Perucho y el Loco Ray on Palacios 1971
>>Ray Pérez y su Orquesta - Aqui Estoy de Nuevo on Palacios 1971
>>Ray Pérez y su Ritmo – Piano Bar on Discomoda 1972
>>Ray Pérez y su Orquesta – Muchacho Barrigon on West Side 1972
>>Ray Pérez - Yo Soy el Rey de la Salsa on Melser 1973
>>Ray Pérez con el Grupo Casabe on Columbia/CBS 1974
>>Ray Pérez y su Orquesta – on Pyraphon 1990s
>>Lo Mejor de Ray Pérez – on Melser (Discomoda) 1974
>>Lo Mejor de Ray Pérez – on Ghetto 1973-4
>>Ray Pérez Centenario de Salsa Interpreta Ray Pérez on Sonoramico 1999
>>Ray Pérez Anabacoa on Sonoramico 2000
>>Ray Pérez Exitos de Ray Pérez on Sonoramico 2005
LaSalsaVive è stata autorizzata dall'autore per la traduzione e la pubblicazione dell'intervista. Un ringraziamento ulteriore a Descarga.com per la discografia.





