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La collaborazione di Willie Colón e Rubén Blades alla Fania Records parte 2
di Joachim Satet
Traduzione a cura di Cafè Caribe, Mary e Daikil

Metiendo Mano (1977): Willie
Colón/Rubén Blades
Pablo Pueblo / Segun El Color / La
Maleta / Me Recordaras / Plantacion Adentro / La Mora / Lluvia De Tu
Cielo / Fue Varon / Pueblo
Leopoldo Pineda, trombone / Papo Vasquez,
trombone / Lewis Kahn, trombone / Salvador
Cuevas, bass / Milton Cardona, conga,
clave, talking drum, quinto / Jose Mangual Jr.,
bongos, maracas, percussion / Nicky Marrero,
timbales / Jose Torres, piano / Sonny
Bravo, piano / Tom Malone, tuba, harp
synthesizer / Yomo Toro, cuatro, acoustic guitar / Rubén
Blades, lead vocals, acoustic guitar / Willie
Colón, solo trombone
Eccoci nel 1977. Questo è l’anno in cui Hector
lascia l’orchestra di Willie ed in cui
viene ingaggiato Rubén, che si fa avanti con un bagaglio di
composizioni al suo attivo. Delle 9 canzoni del disco “Metiendo Mano”,
album che dà veramente inizio alla collaborazione tra i due
artisti, lui ne ha scritte quattro. Il processo creativo è
più o meno sempre lo stesso: Ruben da vita alle sue
composizioni ed è Willie che decide l’arrangiatore
(spesso lui stesso).
Pablo Pueblo:
Caratteristico tra i personaggi delle canzoni di Ruben, “Pablo
Pueblo” è certamente in gran parte
responsabile dell’immediato successo dell’album. In
questo pezzo alcune caratteristiche della canzone spagnola e
latino-americana sono riprese e rielaborate, in particolare quelle
della canzone e della poesia epica.
La canzone, nei Caraibi e in Sud-America, è stata a lungo
usata come cronaca sociale, vestendo in parte il ruolo che ora ricopre
il giornalismo televisivo. Spesso si possono trovare testi in cui
l’importanza del personaggio è data dalla
descrizione degli avvenimenti e dei suoi atteggiamenti eroici.
Il Don Chisciotte di Cervantes è costruito su questo modello
in cui si sostituisce l’eroe abituale con un personaggio
ridicolo.
Ad esempio la prima canzone del disco di Pete Rodriguez composta e
cantata da Rubén nel 1970 parla della morte di un
guerrigliero di fantasia, Juan Gonzalez
(probabilmente ispirato al Che che era morto solo 3 anni prima).
Un’altra prova (dell’importanza della musica, ndr)
è il fatto che ci sono molte testimonianze di campagne
politiche svolte a Cuba, Puerto Rico e Santo Domingo in cui il
candidati ingaggiano musicisti per comporre canzoni che spieghino
perchè sia necessario votare per loro, e che sono basate
più o meno sullo stesso principio, quello di raccontare
storie esemplari o atteggiamenti eroici di un personaggio.
Il personaggio di Pablo Pueblo (pueblo=popolo), d’altra
parte, è un eroe quotidiano che ritorna da lavorare ogni
giorno dalla fabbrica e si chiede come farà la sua famiglia
a tirare avanti con lo stipendio da fame che percepisce.
Questo pezzo (arrangiato da Luis “Perico”
Ortiz) è la prima uscita della “salsa
impegnata” sulla scena salsera di New York. Non è
più un pezzo che dice “Sei
così bella, baby, vieni a ballare con me”,
ma parla di come sono le persone e di come vivono ogni giorno.
Regreso un hombre en silencio de su trabajo cansado
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza
Lo espera el barrio de siempre con el farol en la esquina
Con la basura en el frente y el ruido de la cantina
Pablo Pueblo llega hasta el zaguan oscuro
Y vuelve a ver las paredes con las viejas papeletas
Que prometian futuros en lides politiqueras
Y en su cara se dibuja la decepcion de la espera
Pablo Pueblo hijo del grito y la calle
De la miseria y del hambre del callejon y la pena
Pablo Pueblo su alimento es la esperanza
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza
Llega al patio pensativo y cabizbajo
En su silencio de cobre con los gritos por abajo
La ropa alla en los balcones el viento la va secando
Escucha un trueno en el cielo tiempo de lluvia avisando
Entra al cuarto y se queda mirando
A su mujer y a los ninos y se pregunta hasta cuando
Toma su suenos raidos los parcha con esperanzas
Hace del hambre una halmohada y se acuesta triste de alma
Pablo Pueblo hijo del grito y la calle
De la miseria y del hambre del callejon y la pena
Pablo Pueblo su alimento es la esperanza
Su paso no lleva prisa su sombra nunca lo alcanza
Coro :
Pablo Pueblo Pablo Hermano
Pregones :
Trabaja hasta jubilarse y nunca sobraron chavos
Votando en las elecciones pa' despues comerse un clavo
Pablo con el silencio de cobre con los gritos por abajo
Eh eh eha echa pa' lante pablito que a la vida mete mano
Mira a su mujer y a los nenes y se pregunta hasta cuando
Llega a su barrio de siempre cansado de la factoria
Buscando suerte en caballos y comprando loteria
Gastandose un dinerito en domino y tomandose un par de tragos
Hijo del grito y la calle de la pena y del quebranto
Ay Pablo Pueblo, ay Pablo Hermano
La Maleta:
In “Maleta”,
Rubén racconta di come la vita a New York sia veramente
troppo stressante e come questa invece fosse molto migliore nella sua
terra natia. “Maleta”, (la valigia), è
quella di tutti gli immigranti, sempre pronti a rifarla (a parole) ma
mai capaci di farlo (nei fatti).
Oiga mira agarra a ese ladron oiga que eso
- Pero ¿ que pasó ?
- Otra vez es la quinta vez en el dia que me roban pues
- Porqué no metes el dinero en las medias como yo pues
- Buena idea ah pero si me han llevado las medias tambien
- Ay mi madre
- Me voy de aqui chico
- Pues me voy contigo vamonos
Estribillo :
Hazme la maleta mama
Yo me voy de Nueva York
Yo me regreso a mi tierra
Que alla la cosa es mejor
Yo vine aqui con la idea de buscarme algun billete
Pero hay tanto locos suelto que ni superman se mete
Estribillo
Que alla la vida es barata y lo importante no es dinero
La luz del sol es mas clara y hace mas azul al cielo
Estribillo
Que bonito es el sentarse bajo una verde palmera
Y de aire puro llenarse el pecho y el alma entera
Coro :
Hazme la maleta que me voy
Pregones :
Eh mama buena
Yo me regreso a mi tierra
La la luz del cielo es mas clara
Y brillo mas lindo el sol
Aqui nadie me conoce
Y a nadie le importo yo
Todo el dia es un corre corre
Que mucho locos hay en Nueva York
Los chavos se estan acabando
Y este frio me esta matando
Aqui no me quedo yo
La la la le la la la le le que le que la vida es mas barata
Lo importante no es dinero
Voy a ver to' mis pana
Y a las cosas que mas quiero
Acelera que acelera que me voy
Acelera que me voy hoy
Halo solo goodbye
Ay ay ay no me piden que no hay
Senores no estoy jugando
En guagua o caminando
Me voy aunque sea nadando
Ah ah llego la inmigracion
Willie me llevan Willie !!!!
- I'd like to have a word with you sir
- ¿ Que le paso a ese ?
- Se lo llevaron por no tener la tarjeta verde pues
- ¿ Y porque no la lleva en las medias como yo pues ?
- Ooh pero que medias mas grandes usted tiene
Fue Varon:
Questa canzone racconta il nervosismo tipico del futuro padre che
aspetta nella sala d’attesa in maternità
dov’è la moglie. Ciò che è
veramente interessante in questo pezzo è la ricchezza e la
qualità dei “soneos” di
Rubén.
Per i non addetti ai lavori, i “soneos”
sono i passaggi in cui il cantante improvvisa in risposta al coro.
Certamente, nel caso di una registrazione, non è veramente
un questione di improvvisazione. Gli interventi del cantante sono
preparati, scritti in precedenza, a volte anche provati in studio. Ma
generalmente questa parte è improvvisata e, anche se non in
tutti i casi, è comunque lasciata alla libera
interpretazione del cantante.
Ci sono comunque alcune eccezioni, come ad esempio per Ismael
Rivera che si è sempre preoccupato di mantenere
nella registrazione la stessa spontaneità che aveva sul
palco.
Rubén dimostra qui molta inventiva sia a livello ritmico che
a livello melodico, ma anche nello humor dei testi dei
“soneos”. Ad esempio le parole del dottore: “Quattro
sono già nati, ora aspettiamo gli altri due”,
oppure “vai a dire a Tite Curet Alonso
(compositore di uno dei pezzi dell’album) che il
più piccolo ha parlato, ha parlato!”
Gli altri pezzi del disco sono:
Segun El Color: cantata
a due voci con Willie;
Me Recordaras: un
bolero cantato con registro cupo che non è familiare a
Rubén con un bellissimo assolo di chitarra elettrica di Yomo
Toro;
Plantacion Adentro: un
brano di Tite Curet Alonso, una leggenda ed il più prolifico
compositore portoricano, a proposito di un altro personaggio,
l’indiano Camilo Manrique, ucciso sotto i colpi del suo capo,
dove si sente Rubén imitare diversi strumenti (trombone,
cuica brasiliana) durante il mambo;
Mora: la sua struttura
di montuno alterna cori corti a cori lunghi e un mambo Moorish;
Lluvia de Tu Cielo: un
pezzo abbastanza lento con abbastanza “soneos” ed
un assolo di trombone di Willie;
Pueblo: un guaguanco
autentico con il percussionista Milton Cardona, grande specialista del
genere.
I personaggi di Camilo Manrique (in "Plantacion
Adentro") e di Pablo Pueblo, più vicini
agli eventi di tutti i giorni in certe città
dell’America Latina più che a New York, permettono
al disco di riscuotere un gran successo all’estero.
Nonostante l’immaginario e le parole della salsa abbiano
sempre preso spunto da Cuba o dall’Africa, o ancora dalle
strade del Bronx, Rubén ha preferito cercare le sue
ispirazioni nella vita di tutti i giorni dei grandi agglomerati urbani
in tutta l’America Latina. Più vicino al pubblico
che i fantasmi cubani o africani, più universale dei
difficili quartieri di New York.
La qualità dei musicisti e degli arrangiamenti è
un’altra delle ragioni del successo di questo album. In
questo album non troviamo solo il leggendario José
Mangual Jr., ma anche, come in tutti gli altri dischi firmati
Colon/Blades, il bassista El Salvador
“Sal” Cuevas, che inizia a sviluppare il
suo stile personale ispirato dalla tecnica dello slap tipico del funk.
Le più moderne sonorità del suo modo di suonare
il basso sono una vera rivoluzione nell’uso di questo
strumento. Sal Cuevas è per i bassisti un personaggio di
spicco tanto quanto Ruben Blades o Hector
Lavoe lo sono per i cantanti.
Fine seconda parte.
Arrivederci alla prossima puntata: "Siembra".
Ringraziamo Salsafrance.com per averci
concesso l'autorizzazione a pubblicare e tradurre questo articolo





